Il sussurro dei secoli: il viaggio delle carte dei tarocchi nel tempo
Il sussurro dei secoli: il viaggio delle carte dei tarocchi nel tempo
Quando contempliamo le immagini vivide ed enigmatiche delle carte dei tarocchi, l'immaginazione disegna volentieri scene di un'antichità velata: sacerdoti nei templi dell'antico Egitto che custodiscono un sapere segreto, o carri rom che avanzano lungo le strade polverose dell'Europa medievale. Eppure la storia vera di queste carte, spogliata degli strati di mistificazione, non è meno affascinante delle leggende più audaci.
Primo atto: lo splendore del Rinascimento italiano
Contrariamente ai miti popolari, i tarocchi non ci sono giunti dalle pareti delle piramidi egizie. La loro culla fu l'Italia settentrionale, all'inizio del XV secolo: l'alba del Rinascimento, epoca di arti fiorenti, di intrighi e di un lusso senza precedenti.
All'inizio queste carte non avevano nulla a che fare con la predizione del futuro. Erano un passatempo di salotto per l'aristocrazia, un gioco noto come Tarocchi o Trionfi. Le famiglie più ricche del tempo, come i duchi milanesi Visconti e Sforza, commissionavano agli artisti mazzi unici. Dipinte a mano e ornate di foglia d'oro, le carte costavano una fortuna.
La struttura del gioco era già vicina a quella che conosciamo: quattro semi (spade, coppe, denari e bastoni) e carte di trionfo decorate con figure allegoriche — la Morte, l'Amore, la Ruota della Fortuna. Quelle immagini non erano cifre segrete; rappresentavano archetipi e virtù cristiane familiari a qualsiasi persona colta dell'epoca. I tarocchi erano uno specchio del loro tempo e riflettevano la visione del mondo di un nobile italiano.
Secondo atto: la svolta occulta in Francia
Passarono tre secoli. Le carte si diffusero in Europa e, da opere d'arte esclusive, divennero un gioco popolare stampato su cartoncino a buon mercato: il più celebre fu il cosiddetto mazzo di «Marsiglia». Poi, sul finire del XVIII secolo, avvenne una svolta inattesa.
La Francia era sull'orlo della rivoluzione, e le menti del pubblico colto erano prese dalla mistica, dalla massoneria e dagli enigmi dell'Oriente. Nel 1781 il massone e studioso svizzero Antoine Court de Gébelin pubblicò la sua opera monumentale Il mondo primitivo. Vi affermò, senza esitazione, che i tarocchi non erano altro che il sacro «Libro di Thot», salvato dalle biblioteche in fiamme dell'antico Egitto. I geroglifici non erano ancora stati decifrati e la teoria di Gébelin non poggiava su basi scientifiche, eppure il seme cadde su un terreno fertile.
Raccolse il testimone Jean-Baptiste Alliette, ex mercante di granaglie che adottò lo pseudonimo Etteilla (il proprio cognome letto al contrario). Divenne il primo tarologo professionista della storia, ideò il primo mazzo concepito appositamente per la divinazione e pubblicò manuali minuziosi di interpretazione. Fu Etteilla a legare per sempre i tarocchi all'astrologia e alla predizione del destino. Le carte cominciarono a parlare la lingua del futuro.
Terzo atto: il misticismo britannico e la nascita di una leggenda
La vera rivoluzione che diede ai tarocchi il volto moderno avvenne a cavallo tra Ottocento e Novecento, nella Londra nebbiosa. Le carte finirono nelle mani dei membri dell'Ordine Ermetico dell'Alba Dorata, società segreta dedita allo studio della magia, dell'alchimia e della cabala.
L'occultista francese Éliphas Lévi aveva già associato con acutezza i 22 Arcani Maggiori alle 22 lettere dell'alfabeto ebraico e all'Albero della Vita. I britannici andarono oltre. Nel 1909 Arthur Edward Waite, membro eminente dell'Ordine, volle creare un mazzo nuovo. Affidò il compito all'artista Pamela Colman Smith, donna dallo sguardo singolare e dal talento vasto.
La loro opera comune, oggi nota come mazzo Rider–Waite–Smith, fu una rottura. Per la prima volta tutte le 78 carte, compresi gli Arcani Minori, ricevettero illustrazioni narrative dettagliate. Se prima il «Tre di Spade» si riduceva a tre lame disegnate, ora era un cuore trafitto da tre spade contro un cielo di tempesta. Quella chiarezza visiva e quella profondità psicologica resero il mazzo di Waite il più diffuso al mondo, comprensibile senza dover mandare a memoria trattati occulti.
Epilogo: lo specchio dell'anima umana
Nel XX secolo i tarocchi subirono un'altra trasformazione. Grazie all'opera di Carl Gustav Jung, le immagini delle carte cominciarono a essere lette non come strumenti magici per predire il futuro, ma come un insieme di archetipi umani universali.
Oggi i tarocchi sono un caleidoscopio di significati. Per alcuni restano un oracolo mistico; per altri, uno strumento di conoscenza di sé, un diario visivo o carte metaforiche con cui gli psicologi esplorano l'inconscio. E per gli artisti di tutto il mondo creare un proprio mazzo è diventato un modo di esprimere la propria visione della realtà.
Iniziato il cammino come giocattolo dorato degli aristocratici italiani, il tarocco è divenuto una lingua universale di simboli, attraverso la quale l'umanità continua il dialogo con se stessa.